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Il palazzo di Mogosoaia

Principe della Valacchia tra il 1688 e il 1714, Costantino Brancovan ha portato per 25 anni la prosperità e la pace in questarea così provata dalla vicinanza con lImpero ottomano, cui, daltronde, era vassalla.

Il palazzo di Mogosoaia
Il palazzo di Mogosoaia

, 13.01.2013, 17:15


Principe della Valacchia tra il 1688 e il 1714, Costantino Brancovan ha portato per 25 anni la prosperità e la pace in quest’area così provata dalla vicinanza con l’Impero ottomano, cui, d’altronde, era vassalla. Purtroppo, nel 1714, la tranquillità e la relativa indipendenza finirono tragicamente, con la decapitazione del principe Brancovan e dei suoi figli a Istanbul: oltre all’essere stati traditi, rifiutarono anche di convertirsi all’Islam.


Costantino Brancovan resta nella memoria dei romeni non solo per il suo sacrificio, ma anche per lo stile architettonico che reca il suo nome, illustrato da numerose chiese e monumenti costruiti durante il suo regno. Lo stile brancovan abbina in maniera originale l’architettura popolare romena e gli influssi italiani, soprattutto veneziani. La più bella illustrazione di questo stile sono i Palazzi della corte principesca della località Mogosoaia, nei pressi di Bucarest, ormai museo.


“Il palazzo ultimato nel 1702 fu donato a Stefano, il secondogenito del principe. Era una proprietà immensa, attraversata da un ruscello, con foreste, mulini e vitigni. Nel 1714, quando il principe e i figli furono uccisi dai turchi, il palazzo fu saccheggiato dai suoi più preziosi beni, che furono portati a Costantinopoli. Parte dei beni della famiglia Brancovan si ritrovano a tutt’oggi a Istanbul. Il palazzo diventa osteria e così fu conosciuto dall’ambasciatore francese dell’epoca, che raccontò di averne ammirato gli specchi veneziani e i mobili occidentali pregiati”, spiega la direttrice del museo, Doina Mandru.


Costruito da aromeni provenienti dal sud del Danubio e progettato da architetti stranieri, il Palazzo di Mogosoaia, collocato in riva all’omonimo lago, ricorda i palazzi veneziani, ma ha qualcosa anche dallo stile delle case contadine della regione romena meridionale dell’Oltenia.


“Il modello era di un palazzo che dava su Canal Grande, nello stile veneziano conosciuto nel XIVesimo secolo. Sappiamo che il principe Brancovan depositava i suoi soldi in una banca di Venezia, con cui aveva rapporti diretti. Ma a Costantinopoli c’era un quartiere di genovesi e veneziani ed è possibile che da lì provenisse l’architetto del suo palazzo”, aggiunge Doina Mandru.


Ai primi del Novecento, quando gli ultimi Brancovan scompaiono, il palazzo e le proprietà di Mogosoaia entrano in possesso di un’altra famiglia principesca. “Nel 1911, la proprietà è comprata dal principe George Valentin Bibescu e regalato a sua moglie, Martha, che dedicò a questo palazzo quasi 27 anni della sua vita per restaurarlo, investendone il suo patrimonio personale e tutto quello che guadagnò dall’attività di scrittrice. Riportò il palazzo alla vita, con l’aiuto di Domenico Rupolo, l’allora architetto capo di Venezia. Questo è il motivo per cui Mogosoaia ha l’aspetto di una proprietà veneziana”, dice ancora la direttrice del museo.


Domenico Rupolo ebbe come assistente un brillante giovane architetto romeno, George Matei Cantacuzino. Il periodo di massimo splendore del palazzo fu quello compreso tra le due guerre mondiali, quando la principessa Martha Bibescu invitava le massime personalità culturali dell’epoca. Dopo il degrado avvenuto nel periodo comunista, il Palazzo Mogosoaia è stato riaperto al pubblico, come museo e centro culturale, nel 2002.

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