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Negoziati su incarichi dirigenziali nell’UE

I capi di stato e di governo europei hanno avuto un primo dibattito sulle proposte del Consiglio Europeo per tre delle quattro principali cariche nell'Unione.

Foto: pixabay.com
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, 18.06.2024, 12:18

In una riunione informale all’inizio di questa settimana, per la prima volta dopo le elezioni europee del 6-9 giugno, i capi di stato e di governo comunitari hanno discusso a Bruxelles l’assegnazione dei “top jobs”, le cariche più alte nell’UE. Più precisamente, le discussioni hanno riguardato le proposte del Consiglio Europeo per tre delle quattro principali posizioni nell’Unione: presidente della Commissione, presidente del Consiglio e capo della diplomazia. I futuri titolari sono designati dal Consiglio e devono essere votati anche dal Parlamento. I negoziati devono tenere conto anche della configurazione della maggioranza parlamentare risultante dalle elezioni, ma anche della necessità di equilibrio tra gli stati occidentali e quelli orientali.

L’attuale presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha le maggiori chance per lo stesso incarico. Ciò nelle condizioni in cui il contesto politico europeo dopo l’elezione della nuova Eurocamera è dominata dal Partito Popolare Europeo (PPE), che comprende formazioni di 13 leader su 27, nonché l’Unione Cristiano-Democratica dalla quale proviene la von der Leyen. Per continuare a guidare l’Esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen dovrà inoltre raggiungere la maggioranza qualificata di almeno 15 paesi, che rappresentino il 65% della popolazione dell’Unione, e successivamente la maggioranza assoluta di 361 deputati del nuovo Parlamento europeo, che voterà per la prima volta nella nuova sessione il 16 luglio.

Insieme al capo della Commissione, gli stati membri devono decidere chi sarà il futuro presidente del Consiglio europeo, nonché il capo della diplomazia europea. I socialdemocratici, il secondo gruppo politico del Parlamento Europeo, rivendicano per l’ex primo ministro portoghese António Costa la successione al belga Charles Michel. Il 62enne socialista portoghese è stato costretto a dimettersi lo scorso novembre dalla guida del governo di Lisbona, indagato nel suo paese per traffico d’influenza, ma molti diplomatici ritengono che questo non sia un ostacolo insormontabile, visto che i sospetti nei suoi confronti sembrano dissiparsi. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez o l’ex primo ministro italiano Enrico Letta sono altre opzioni ipotizzate per la carica di presidente del Consiglio Europeo.

Alla maggioranza del Parlamento Europeo partecipa anche un terzo gruppo – Renew – che probabilmente si sente in diritto di assumere la guida della diplomazia europea, per cui sono evocati i nomi della premier estone, Kaja Kallas, o del primo ministro belga, Alexander De Croo, entrambi del gruppo Renew. Allo stesso tempo, Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo da gennaio 2022, sembra essersi assicurata il quarto degli incarichi più importanti nell’UE.

Un elemento che complica le trattative riguarda la divisione delle cariche tra Europa occidentale e orientale. L’Occidente sembra avere nomine su tutti i fronti, mentre l’Oriente ha solo la premier estone, Kaja Kallas. I leader prenderanno una decisione ufficiale nel corso di un vertice che si svolgerà il 27 e 28 giugno, quando si parlerà anche degli obiettivi politici per i prossimi cinque anni in settori importanti come la difesa e l’economia.

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