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Valorizzazione culturale del patrimonio industriale

A partire dagli anni 1970-1980, gli edifici appartenuti a piattaforme industriali dismesse iniziarono ad essere riconvertiti a scopi culturali.


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Valorizzazione culturale del patrimonio industriale
Valorizzazione culturale del patrimonio industriale


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, 06.02.2024, 10:45

A partire dagli anni 1970-1980, gli edifici appartenuti a piattaforme industriali dismesse iniziarono ad essere riconvertiti a scopi culturali. Sono diventati musei o centri artistici. In Romania, a seguito della cessazione dell’attività di molte fabbriche e aziende, i complessi industriali sono stati, in molti casi, abbandonati e, in altri, demoliti per l’esclusiva rivalorizzazione dei terreni. I pochi esempi in cui è avvenuto un riuso culturale di questo patrimonio sono stati recentemente analizzati nel volume Architettura industriale storica. Possibilità per un recupero sostenibile. Il caso di Timișoara, pubblicato dalla casa editrice ACS e scritto dall’architetto Raluca Maria Trifa, la quale offre maggiori dettagli.

Purtroppo, le cose non vanno molto bene in Romania. Sono pochi gli esempi di edifici e complessi industriali che hanno beneficiato di progetti di riabilitazione che ho anche elencato nel libro. E cito l’ex impianto idrico industriale, divenuto centro educativo, l’ex impianto idrico Urseni, diventato un museo dell’acqua. Ricorderei anche l’ex colorificio Azur, diventato il centro culturale Faber. C’è anche il Museo dei Trasporti Pubblici, allestito in uno degli ex edifici del deposito dei tram sul viale Take Ionescu e che sarebbe dovuto diventare un mega progetto culturale, un centro educativo per l’arte e la tecnologia, ma che, purtroppo, non si è concretizzato. Ed è qui che si fermano gli esempi di Timişoara, spiega Raluca Maria Trifa.

Ma qual è la situazione a Bucarest, un’altra città fortemente industrializzata durante il comunismo? Risponde sempre Raluca Maria Trifa. Neanche qui il patrimonio industriale è stato valorizzato molto bene, anche se ci sono stati alcuni tentativi e cito il complesso industriale Wolff, la piattaforma collocata al limite del Parco Carol, dove uno degli edifici è ora un club noto al pubblico di Bucarest che ospita ogni tanto dei concerti. E ci sarebbe stata una borsa merci, che ha parzialmente beneficiato della riabilitazione. In effetti, il corpo principale ha attraversato un simile processo. Altrimenti non direi necessariamente che il patrimonio industriale di Bucarest abbia ricevuto un’attenzione particolare. Diamo un’occhiata ora a Hala Laminor, che viene utilizzata, ma non necessariamente nella forma più felice, direi. Guardiamo un po’ verso l’ex birrificio Grivița o Luther, che purtroppo ha perso gran parte degli edifici nel suo complesso, e i tre conservati non sono stati ancora ristrutturati. Questa è la situazione a Bucarest, aggiunge la nostra ospite.

Allora, cosa si può fare o come possono essere culturalmente valorizzati gli spazi del patrimonio industriale dismessi? Partendo dal caso di Timișoara, Raluca Maria Trifa ha affrontato il problema nel suo libro Architettura industriale storica. Possibilità per un recupero sostenibile. Il caso di Timişoara. L’idea è che quando si interviene su un complesso industriale e la maggior parte degli edifici viene demolita, come sta accadendo attualmente, il complesso industriale perde la sua coerenza. Pertanto, oltre ai valori che perdiamo, i valori culturali o artistici conservati negli edifici del sito, perdiamo le testimonianze e i simboli che appartengono a questo tipo di patrimonio. Non potrei dire che esista una funzione adatta che possa essere replicata come modello in moltissimi edifici o complessi industriali. Il mio libro propone semplicemente un modello di analisi per determinare il potenziale di riuso degli edifici industriali, un modello di analisi che tiene conto di un insieme di criteri molto complessi: economici, sociali, culturali, artistici, ecc. Pertanto, per attuare un simile progetto di riconversione, è evidente che è necessaria un’analisi dettagliata dell’intero complesso e quindi di ogni singolo edificio, conclude Raluca Maria Trifa, che ha incluso esempi di buone pratiche nel suo volume Architettura industriale storica. Possibilità per un recupero sostenibile. Il caso di Timişoara.

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